venerdì 23 dicembre 2005

Auguri sorridenti


http://www.qualcosadime.it/treetoys.gif


<DIV></DIV>&gt;&gt;C'era una volta un uomo perfetto e una donna perfetta che si
<DIV></DIV>&gt;&gt;incontrarono.
<DIV></DIV>&gt;&gt;Dopo essersi fatti una corte perfetta, si sposarono.
<DIV></DIV>&gt;&gt;La loro unione era perfetta. Una vigilia di Natale, di notte, la
<DIV></DIV>&gt;&gt;coppia
<DIV></DIV>&gt;&gt;perfetta viaggiava a bordo di una macchina perfetta lungo una
<DIV></DIV>&gt;&gt;strada
<DIV></DIV>&gt;&gt;deserta, quando videro un uomo in difficoltà sul bordo strada.
<DIV></DIV>&gt;&gt;Essendo
<DIV></DIV>&gt;&gt;perfetti si fermarono per dare soccorso. La persona in difficoltà
<DIV></DIV>&gt;&gt;era
<DIV></DIV>&gt;&gt;Babbo
<DIV></DIV>&gt;&gt;Natale, con il sacco pieno di regali. Non volendo che migliaia di
<DIV></DIV>&gt;&gt;restassero delusi da quest vigilia di Natale, la coppia perfetta
<DIV></DIV>&gt;&gt;fece
<DIV></DIV>&gt;&gt;salire
<DIV></DIV>&gt;&gt;sulla loro macchina Babbo Natale e i doni e lo accompagnarono a
<DIV></DIV>&gt;&gt;distribuirli.
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<DIV></DIV>&gt;&gt;Sfortunatamente, a causa del maltempo, i tre ebbero un incidente.
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<DIV></DIV>&gt;&gt;Solo uno dei tre sopravvisse. Quale?
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<DIV></DIV>&gt;&gt;(vedere la soluzione più in basso)
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<DIV></DIV>&gt;&gt;! continuate a scendere
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<DIV></DIV>&gt;&gt;La donna perfetta è sopravvissuta!
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<DIV></DIV>&gt;&gt;Infatti è la sola persona di questa storia che esiste veramente.
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<DIV></DIV>&gt;&gt;Tutti sanno che l'uomo perfetto e Babbo Natale non esistono.
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<DIV></DIV>&gt;&gt;è finita.
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<DIV></DIV>&gt;&gt;Gli uomini possono continuare.
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<DIV></DIV>&gt;&gt;continuate a scendere (SOLO GLI UOMINI, HO DETTO!)
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<DIV></DIV>&gt;&gt;Dunque, se l'uomo perfetto e Babbo Natale non esistono...guidava
<DIV></DIV>&gt;&gt;per
<DIV></DIV>&gt;&gt;forza la donna. Ciò spiega l'incidente.
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<DIV></DIV>&gt;&gt;Ancora un pò più in basso...
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<DIV></DIV>&gt;&gt;D 'altra parte, se sei una donna e stai leggendo a questo punto,
<DIV></DIV>&gt;&gt;stiamo semplicemente dimostrando un'altra verità: La donna non
<DIV></DIV>&gt;&gt;ascolta mai
<DIV></DIV>&gt;&gt;ciò
<DIV></DIV>&gt;&gt;che le si dice !!
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<DIV></DIV>&gt;&gt;FINE!!
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<DIV></DIV>&gt;&gt;Inviate il messaggio agli uomini intelligenti che hanno bisogno di
<DIV></DIV>&gt;&gt;un
<DIV></DIV>&gt;&gt;sorriso...e alle donne che vi sembrano abbastanza intelligenti per
<DIV></DIV>&gt;&gt;sorriderne.


Buone feste a coloro che passano e scivolano via, a coloro che entrano, escono  e poi tornano ancora e si fermano, diventando presenza costante, viva, insostituibile. Tante conoscenze intelligenti mi hanno arricchito e di questo ringrazio con molto affetto. Avevo promesso un post lieve e rilassante, spero di aver mantenuto la parola data, così come mi auguro pace e serenità per tutti voi.


Un bacio alle ragazze e un abbraccio ai ragazzi.


BUONE FESTE

martedì 20 dicembre 2005

Stupidità mediatica-3


http://interrail.publinet.it/FIMF/nov99/artico2.gif


Lo spot, di Trenitalia, andava in onda su RadioTre, come ne hanno riferito prima il Tg3 e, la sera dopo il TgLa7. Magnificava le virtù di un viaggio in treno, nel fine settimana, per andare a trovare, diceva uno dei due attori, un parente a Matera. Si dà però il caso che, pur avendo presentato la prima richiesta 99 anni fa, la città lucana sia rimasta l’unico capoluogo di provincia italiano privo di stazione ferroviaria. Vent’anni fa iniziarono i lavori, arenatisi poi ad uno scheletro di cemento e poco più, anzi niente. Ennesima cattedrale nel deserto.


Là il treno proprio non ci può arrivare. Le corse si fermano tutte in una  stazioncina  da dove avviene il trasferimento in autobus verso le altre destinazioni. Mentre le Fs, incuranti del ridicolo e badando al sodo (i manager a questo servono) hanno soppresso numerosi interregionali, con i nuovi orari invernali, sostituendoli con Intercity. Forse non si arriverà più in ritardo? E’ da escludere. Forse saranno meno sporchi? Ne dubito convintamente. Più sicuri? Meglio toccare ferro.


Di certo il tragitto sarà più costoso e così, mentre i tagli incideranno notevolmente nelle tasche degli utenti (sai la novità!), si ha la pretesa di sventrare una montagna per ricavarne un tunnel, perché altrimenti si resterebbe tagliati fuori dalle vie di comunicazione e dal progresso. Quando ad essere scollegati sono tanti cervelli e la stupidità non solo dilaga, ma produce danni. Sotto ogni punto di vista.


 

Stupidità mediatica-2


www.frangipane.it


Mi capita casualmente tra le mani il foglio di giornale, con cui era stato avvolto del materiale acquistato in ferramenta. Si tratta di un quotidiano locale, pagina degli spettacoli, nulla di interessante (anche perché ormai gli avvenimenti sono datati). Però non mi sfugge il modo in cui è stato redatto un articolo (in realtà può definirsi pubblicità occulta) che qui riporto nella prima metà.


La giornalista (?) deve presentare le opportunità che offrono discoteche e locali da ballo nella notte di Halloween, argomento che già provoca in me orticaria e insofferenza selvagge. 


Scrive, dunque, la ragazza: “ Streghe, fantasmi, zucche e scherzetti. Questo fine settimana anche nei locali notturni tutto ruota intorno ad Halloween. Per cacciare gli spiritelli, la discoteca... di... dà corpo alle fantasie dei suoi ospiti facendo materializzare la bellissima Giorgia Palmas. L’ex velina di Striscia la notizia vi presenterà infatti il calendario 2006 realizzato per Max, in esclusiva regionale lunedì 31 ottobre. Incontrerà i fan e firmerà un centinaio di calendari. Ma le luci della discoteca si accenderanno anche prima di lunedì. Domani sera la pista del... (un altro locale n.d.Frank57) sarà popolata da The Saints, i sei modelli del programma “Uomini e donne”. Sfileranno e regaleranno calendari e gadgets Nockfrot Van Hansen. La prossima settimana invece, sabato 5 novembre, l’ospite del locale sarà Manuel Casella appena uscito da “L’Isola dei famosi”, mentre in sala house il vocalist Marco Corona di Radio Deejay racconterà tutti i segreti del bel Manuel alle fans. (info...).


Halloween weekend (già due termini inglesi consecutivi producono altra scossa coronaria)  anche al... (numero verde...) con un’ospite sexi come Isa B per la sera di lunedì 31. Volto storico di Match Music, ha collaborato a diverse trasmissioni televisive e radiofoniche nazionali come RadioCapital, RadioDeeejay e Station One”.


Poi è inutile chiedersi perché tra i primi desideri di un buon numero di adolescenti ci sia quello di fare la velina o il tronista (purtroppo so cos’è) in televisione. E se manca personale infermieristico, per esempio, ci sarà un motivo.


 

lunedì 19 dicembre 2005

Stupidità mediatica

www.brunovespa.net Un anno.


Raccontava l’Unità di venerdì scorso, con un pezzo che iniziava in prima pagina, l’incursione in mezzo ai fornelli televisivi di Bruno Vespa, nella sua campagna di promozione tra le ventisette parrocchiette del video, della sua ultima fatica (anche per lui immagino si debba definirla tale). Questa interminabile maratona annuale ha toccato l’apogeo con la presentazione in pompa magna del tomo, davanti ad una platea rigorosamente bipartisan, perché per le scemenze c’è sempre tempo e soprattutto concordia.


Ignaro, ovviamente, di quanto sarebbe avvenuto durante la settimana, domenica 11 ho acceso la tv, poco dopo le 12:00, per seguire, come di consueto, “Linea Verde”, una trasmissione che ha almeno il pregio di non essere inquinata dagli applausi del pubblico in studio o, ancora più irritanti, da quelli preregistrati assieme alle risate. Anche se, essendoci Paolo Brusio, l’uomo da marciapiede più famoso di De Niro, sarebbero come cacio sui maccheroni.


Stavano scorrendo ancora i titoli di coda del programma precedente, “A sua immagine”, che è un settimanale di informazione religiosa. Il conduttore, un falso giovane dai capelli brizzolati, stava conversando amabilmente con un ospite, in atteggiamento abitualmente curiale e, dunque, quanto mai appropriato in quel contesto... Già, era proprio Vespa, il quale si trovava lì naturalmente per  raccontare un episodio del suo libro.


Inizia “Linea Verde”, in (falsa) diretta dalla natura. Siamo nel cuore della Maremma, allevamento di animali all’aperto, Paolo Brosio che fingeva, come sempre, di interessarsi e apprezzare, finiva col pestare un ricordo di vacca e lì si bloccava, ma prima di impantanarsi e intrattenersi in quella posa col ministro delle Risorse Agricole, Alemanno, aveva trovato il modo di incontrare, al pascolo da quelle parti... Già, ancora Bruno Vespa con libro al seguito, magicamente comparso tra le mani del conduttore.


Due punture di insetto in un solo giorno erano troppe e infatti notavo un evidente gonfiore in una zona del corpo, accompagnato da un senso di pesantezza...




 


mercoledì 14 dicembre 2005

Gocce (asciutte) di memoria


http://www.gcs-crostolo.it/Immagini_file/Calendario%


Accadeva tutto due anni (e una settimana) fa. L’ultimo saluto, l’ultimo bacio e poi io che mi avviavo lungo il vialetto che fiancheggia la stazione e “lei” che si allontanava sulla sua auto. Non l’avrei più rivista. Solo che io non lo sapevo, “lei” invece sì.


E molte altre cose sapeva e aveva evitato di riferirmi. Lo avrebbe fatto in seguito, in dosi omeopatiche, frammentarie, confuse, non comunque in modo esaustivo. Formalmente non c’è stato addio.


I miei primi post (e anche questo blog) nascevano dall’amarezza, dall’irritazione e anche dalla passione, non ancora estinta, per questa donna. Racchiudevano uno slancio inesausto, un sentimento per quanto vilipeso e calpestato non ancora spento, simile alle braci che, dopo ardente foco si smorzano nel camino, con l’ultimo baluginio.


Mi sorprenderebbe, ne sono certo, se rileggessi, l’affetto che percorreva quegli scritti. Ne rimarrei stupito, perché adesso non sarei in grado di esprimere tali sensazioni, di trasmettere uno stato d’animo sì sconvolto. Sì disperato, sì amareggiato. E tanto. Una condizione spirituale a cui erano, però, sufficienti pochi spunti per ritrovare mai sopite sensazioni ed emozioni. 


Ma l’uomo, come la donna presumo, è cambiato. Sa che a rimetterci di più è stata “lei”. Sa e anche auspica, che questo rammarico, inevitabilmente sopraggiungente, la accompagnerà per un bel pezzetto di strada e sarà solo l’orgoglio, mai domo, ad impedirle di riconoscerlo. Certo le nostre strade non sono state parallele, in questo arco temporale, perché in frantumi ne sono uscito io. Certo più di “lei”. E ho dovuto ricostruirmi, pezzo per pezzo, in un’opera faticosa e ancora incompiuta.


Però quanto è strano doversi esprimere con tale nettezza, asciutta e anodina, su una donna che ha abitato la quotidianità, che è stata parte integrante di ogni mia azione, che ha abitato nel mio cuore. Il suo nome, che mai ho di nuovo pronunciato, farebbe ancora male, un dolore su cui non indugio, perché di acqua sotto i classici ponti ne è passata pure per me. La sua foto, formato tessera (con dedica) è rimasta in una tasca del portafoglio. La tentazione, che talvolta mi assale, trova ragionevoli motivazioni per non esondare.


Ho cancellato i sui numeri dalla rubrica del cellulare, in modo che qualora dovesse arrivare, in questo periodo, sciagurato anche per tale eventualità, un sms con un nuovo numero non sarei condizionato nella richiesta di identificazione. “ Ma sei sicuro che non riconosceresti il mittente? “ mi chiedeva un’amica, sabato mattina, forte di quello squisito sesto senso che arricchisce la femminilità, rendendola intrigante. “No – le ho risposto – credo che emergerebbe una lieve sfumatura a farmi capire da chi proviene”. Però mi darei coraggio – pensavo - e replicherei nel modo più formale possibile. Ma non vivo nell’attesa che questo accada. Ora non più.


 

lunedì 12 dicembre 2005

La strage fascista


http://digilander.libero.it/infoprc/pinelli_file/image011.gif 


Milano buia come la sera del 12 dicembre 1969, la sera della strage di piazza Fontana non la posso dimenticare. Allora abitavo in via Bagutta a quattrocento metri da piazza Fontana e dalla Banca dell´Agricoltura, la banca della strage. Milano in una caligine da Malebolge, da palude Stigia. E in quel buio arriva una telefonata da Pietra il direttore del Giorno. I direttori non ti chiedono mai se hai sentito, visto, saputo. Loro devono fare il giornale e ordinano: "Vai a vedere a piazza Fontana e poi vieni a scrivere il pezzo al giornale". Non era un bel vedere quello di piazza Fontana, non si poteva entrare nella sala terrena della banca dove una bomba aveva fatto strage, c´era solo da sentire l´odore acre di bruciato e di sangue, c´era da udire gli ululati delle autoambulanze, le grida di quelli che correvano sollevando le barelle, il buio pesto attorno ai fari bianchi, alle lampade rosse, rotanti, allo scempio dei corpi, ai getti d´acqua delle autopompe. C´era da vedere la cosa schifosa che è la strategia della tensione di cui una burocrazia cinica e sorniona è complice. Il gioco sta facendosi durissimo, a forza di simulare la guerra sociale la guerra è arrivata. In una Milano immersa in una caligine da Malebolge cominciarono gli anni del mistero. Un servizio segreto che impareremo a chiamare deviato, ma deviato da che nessuno può dirlo, ha messo Milano di fronte al misfatto. Andai al giornale a scrivere il pezzo e scrissi quello che era chiaro agli occhi di chiunque: la strage di piazza Fontana era una strage di Stato, per dire fatta da apparati statali che avremmo imparato a chiamarli deviati, un modo per dire: sono noti a una parte dello Stato, sono aiutati e coperti da una parte dello Stato ma diciamo che sono deviati. Così chi deve capire cosa vuol dire una bomba in una banca al centro di Milano mentre sta dilagando l´inverno caldo delle lotte operaie, capisce e si regola. Quella sera scrissi che la strage di piazza Fontana era una strage di Stato con tranquilla certezza senza tirare a indovinare. Mi chiamò Pietra, che aveva letto le cartelle una dopo l´altra, appena scritte. "Ma secondo te le bombe, qui a Milano e a Roma chi le ha messe?". "I carabinieri" risposi. Volevo dire quelli dei servizi segreti o delle trame nere, non i caramba, i ghisa, i celerini, insomma i poliziotti arruolati nelle campagne povere del Sud che vanno a farsi pestare in piazza. "Tu dici?" fece lui. "Il prefetto Mazza è convinto che siano stati gli anarchici". Ma chiamo il fattorino e mando il pezzo in tipografia senza correggere una virgola. Si diceva di lui che era stato assieme a Cefis nel Sim, il servizio segreto dell´esercito. Aveva un sorriso strano, fra cautela e intesa.




http://www.arcabari.it/images/image4.jpg


 


Durante la guerra partigiana non aveva mai portato armi ma comandava una divisione garibaldina essendo un deciso anticomunista. Il 25 aprile del ‘45 quando al comando generale partigiano decisero di mandare il colonnello Audisio a giustiziare Mussolini e i gerarchi fermò un amico che si era mosso per aggregarsi alla spedizione. Ma non era uomo del doppio gioco, era soltanto uno che la sapeva lunga sulla politica e che ci sapeva navigare. Uno che sapeva come vanno le cose di questo mondo. Io invece in quel mondo mi muovevo con poca sapienza e poca prudenza, trascinato dalla passione politica e sorretto da quella convinzione di onnipotenza, di quasi immortalità che la guerra partigiana mi aveva lasciato in corpo. Convinto di stare dalla parte della verità, dalla parte giusta. Le buone ragioni non mancavano. Non era credibile che quei quattro gatti senza protezioni e senza soldi dei circoli anarchici avessero potuto organizzare ed eseguire attentati simultanei a Milano e a Roma nella banca e all´Altare della Patria. C´era la contestazione studentesca e c´era la rabbia operaia ma la risposta del terrore appariva sproporzionata. Sapevamo poco o niente della guerra fredda della violenza e della rozzezza degli opposti apparati polizieschi, della Nato come del patto di Varsavia. Ma dovevamo stare a quella scuola brutale di politica, dovevamo starci anche obtorto collo anche se ci sembrava impossibile che alti funzionari dello Stato fossero complici di delitti contro lo Stato, che un prefetto, un questore, un generale rendessero falsa testimonianza, dirottassero le indagini, facessero esplodere la bomba rimasta intatta alla Banca Commerciale per cancellare le prove e proteggere chi ce le aveva messe. La politica diventava misterica, sfuggente, incomprensibile. Un governo moderato che conosceva la nostra sudditanza dall´apparato atlantico si piegava a coprire le trame dei servizi, lasciava che gli scontri di classe fossero condizionati dalle bombe. Ma anche la risposta giovanile, le pulsioni rivoluzionarie, anche il gioco della rivoluzione invece di disvelare la congiura dei potenti la annodava, diffondeva la psicosi di un imminente golpe fascista, di destra, che fu la matrice del terrorismo. L´intolleranza si diffondeva, chi non era intollerante passava o per un debole o per un vile, per uno che tirava a campare. Riaffiorava la cultura del pressappoco, del fascismo che non è fascismo, del marxismo di chi non ha mai letto Marx. Tutto sembrava lecito e tutto sopportabile, come se a tutti fosse venuta una di quelle febbri maligne che non ti uccidono ma ti fanno impazzire, una di quelle febbri che non sai come curare, che da un giorno all´altro dovrebbero passare invece tirano avanti per anni. Bisogna stare al gioco e non è facile.




http://www.socialpress.it/IMG/pzzaFontana_deton.jpg




Un 25 aprile di quegli anni la preside di una scuola mi chiede se posso dir due parole ai suoi alunni. La scuola è alla Barona, un quartiere del sud Milano che sembra un suburbio africano, la commemorazione si tiene in un cinematografo, le scolaresche sono già entrate, il lancio delle bucce di mandarini, di castagne secche e di cartacce sembra però tollerabile, attacco la mia orazione piccola, e arriva subito la buriana. I ragazzi della Barona sono quasi tutti immigrati, non sanno nulla della Resistenza e comunque non gliene importa niente, mi lasciano parlare per due minuti, poi si alzano, urlano, lanciano quel che gli capita sottomano, gridano "vaffanculo nonno", in un pandemonio di inferno. La preside mi prende per un braccio e mi porta in salvo. Ma non è imbarazzata, ha l´aria di pensare che è andata bene così. Non avevamo previsto le bombe e non è stato possibile dare una mano a scoprire i colpevoli. Lo Stato complice cancellava le prove, deviava i sospetti ma anche noi ci perdevamo fra le false notizie, le indiscrezioni pilotate, gli scoop che ci arrivavano dall´Ufficio Affari riservati diretto da un poliziotto gastronomo che si prendeva gioco di noi. Lavoravamo, cercavamo in un turbine di "notizie del diavolo", ci avventuravamo nel sottobosco dei finti misteri, dei mitomani, prendevamo per buone a volte le invenzioni dei chiacchieroni e dei fabbricanti di finte congiure. Un grande giornalista come Indro Montanelli che era anche persona civile e cortese perdeva il ben dell´intelletto accusando Camilla Cederna e Giulia Maria Crespi la proprietaria del Corriere della Sera di trame politico-erotiche con Mario Capanna e veniva preso sul serio dai carabinieri che perquisivano le ville della Crespi. E scambiare una Crespi per una sovversiva era davvero il segno della massima confusione. Ma ci furono anche i morti come Pinelli, i perseguitati come Valpreda, ci fu anche una sporca storia che non ha giovato a nessuno.



"Quando Milano piombò nel buio di Piazza Fontana" di Giorgio Bocca da "la Repubblica" del 5 maggio 2005




http://www.socialpress.it/IMG/tav019.jpg


venerdì 9 dicembre 2005

La gelatina natalizia


http://www.bananiele.it/forestanera/fn65.jpg



Qui lo dico e qui non lo nego. La melassa appiccicosa di ipocrita e festosa allegria, tracimante da tv, radio, quotidiani, internet e qualunque altro mezzo di comunicazione, compreso il passaparola, è ormai insopportabile. Anzi con il passare dei giorni, come è inevitabile, sta assumendo dimensioni di autentica violenza nei confronti di chi non può sottrarsi, anche se cerca accuratamente di non incappare nella pornografia natalizia.


Avevo annotato, su un post-it, che il 4 ottobre alle 20:35, per poi ripetersi due ore più tardi, era passato su RaiTre il primo spot sulle “decorazioni natalizie che colpiscono al cuore”.  Adesso la misura è ormai in eccesso, con i soliti gestori di telefonia mobile ossessivamente presenti a tutte le ore. Ma l’onda più grossa ha cominciato a montare proprio da ieri.


Penso che i cattolici, per esempio, dovrebbero - sempre cristianamente, intendiamoci - irritarsi per la devastazione pagana che viene operata. Non esistono più le festività religiose in quanto tali, semmai esistono date che segnano l’inizio di un ponte, di un esodo, di una gita fuori porta oppure dell’avvio della corsa agli acquisti, come appunto è da ieri.


Come se non bastasse, a tutto questo ciarpame, si è aggiunto un oggetto trash che potrebbe diventare di culto, come i famigerati nani da giardino: il babbo natale rampicante.


Appesi ad una grondaia, pendenti da un albero, piazzati davanti al portone o infilati su un cancello, stanno spuntando come funghi questi bruttissimi pupazzi arrampicati su una scala. Quale ne sia il senso lo ignoro, ma credo che altro significato non abbia se non quello di una coazione a ripetere e scimmiottare una presunta moda generatasi nel pianeta della stupidità.


Povero babbo natale! E’ così in bolletta da avergli requisito slitta e renne e forse per sfuggire ai suoi persecutori si ritrova così abbarbicato: un uomo in fuga. Povero babbo natale ridicolizzato in un negozio come ho visto, proprio ieri e che come umano non avrei voluto vedere: le commesse alla cassa costrette, devo immaginare, a indossare giacca e pantaloni rossi, bordati di pelo sintetico bianco. E cappuccio, naturalmente. Mi sono vergognato per loro, ma ne ho pure provato profonda pena e istintiva solidarietà.

martedì 6 dicembre 2005

La valle dell' eden


http://www.legambientevalsusa.it/Images/notav.gif


Mi hanno riferito che, durante la notte scorsa, la polizia è intervenuta pesantemente per sgomberare il presidio pacifico allestito in Val di Susa. Per incompatibilità orarie non ho ancora potuto vedere nessuna immagine. Ma non mi è difficile credere alle manganellate pesanti dei celerini. In questo modo, guidati in cabina di regia da Fini, avevano già esibito i muscoli al G8 di Genova, all’esordio del nuovo governo di destra (centro).


E proprio stamattina mi è arrivata, dopo una serie interminabile di “forward”, questa lettera che pubblico (con tutte le cautele del caso, s'intende, anche se è firmata). Diario in edicola dedica l’inchiesta di copertina alla Val di Susa, una carissima blogger (e amica), autorevole e seria come harmonia aveva già postato qualche giorno fa sull’argomento.


Mi aggiungo anch’io a tutti coloro che sono interamente dalla parte dei valsusini. Questo blog è NoTAV al 100%.


"Scrivo queste poche (spero) righe con l’unica intenzione di portare a conoscenza una situazione che la maggior parte dei media cerca di tener nascosta. Da diversi anni è in corso in Val di Susa una manovra di resistenza organizzata contro la linea ad alta velocità ferroviaria Torino-Lione (TAV). Quello che fanno credere i media è che gli oppositori siano pochi e comunque motivati solamente dal fatto che “gli passa il treno sotto casa”. Nella manifestazione di giugno scorso c’erano 30.000 persone (in tutta
la Val
di Susa ci sono 50.000 abitanti) Non posso di certo smentire questa motivazione, ma in realtà i motivi veri (che vengono metodicamente nascosti dai media) sono ben altri.


1. La tratta Torino—Lione è completamente inutile: nella Val Susa esiste già una linea ferroviaria, sottoutilizzata, in grado di reggere il traffico richiesto (considerando i tassi di crescita) almeno fino al 2050.


2. La linea in costruzione è esclusivamente merci. Non si avrebbe alcun vantaggio in termini di tempo per la percorrenza da Torino a Lione. I treni passeggeri comunque continuerebbero a transitare nella linea storica con i tempi di percorrenza attuali.


3. Nel tratto montano (e quindi da Torino alla Francia), comunque non sarebbe una tratta ad alta velocità, perchè la conformazione del terreno (montano) non la rende possibile.


4. L’amianto sotto al Musinè c’è veramente (è già ampiamente dimostrato), e nei progetti non c’è il minimo accenno ad un piano di messa in sicurezza dell’amianto estratto (è previsto semplicemente uno stoccaggio in valle a cielo libero), che con i frequenti venti della Val di Susa verrebbe distribuito e respirato in tutta la cintura ovest di Torino ed in Torino stessa. Le malattie causate dalla respirazione di anche solo 1 fibra di amianto vengono diagnosticate 15 anni dopo l’inalazione. Dal momento della diagnosi la mortalità è del 100%, ed il tempo di vita medio è di 9 mesi.


5. Il corridoio 5 (tratta Lisbona—Kiev) di cui questa tratta sarebbe parte fondamentale non esiste: da Trieste verso est l’opera è bloccata in tutti i suoi aspetti.


6. Finanziariamente è un disastro annunciato: perchè vada in attivo, nella tratta dovrebbe passare un treno merci ogni 3 minuti, 24 ore al giorno. Per questo motivo, al momento nessun privato si è impegnato finanziariamente, banche e fondazioni comprese. La tratta è costosissima, ed i soldi non ci sono: è notizia recente che nella finanziaria di questi giorni sono stati tagliati quasi tutti i fondi per le grandi opere. Gli unici soldi su cui si regge l’opera sono i finanziamenti europei.


7. Se dovessi elencare tutte le implicazioni legali del ministro Lunardi (mi spiace, ma non riesco proprio a dare dell’onorevole ad una persona del genere) questo documento diventerebbe troppo lungo. Dico solo che l’appalto per la costruzione del tunnel di 52 Km (7,5 miliardi di euro) è stato vinto da una ditta francese che l’ha subappaltato alla francese RockSoil, di proprietà della moglie. Forse ora è più chiaro e motivato perchè nelle proteste dei valsusini sono presenti sempre, in prima fila, tutti i sindaci e le istituzioni di tutti i paesi della Valle, indipendentemente dal partito politico di appartenenza.


Il CIPE, incaricato di distribuire i fondi italiani, ha già eliminato la tratta Torino—Lione dalle opere da finanziare dallo stato italiano (nonostante quanto riferito dai media). L’unico obiettivo di chi
la TAV
la vuole fare è quello di agganciare la pioggia di finanziamenti europei per le grandi opere; per far questo, devono entro fine anno poter dire che i lavori sono iniziati.


Lunedì 1 novembre ho partecipato al blocco dei lavori a Mompantero: in 500 persone (saremmo stati molti di più, ma alla maggior parte delle persone è stato impedito di raggiungere i luoghi della protesta, militarizzando Susa) abbiamo bloccato senza alcuna violenza per un giorno intero 1200 demotivati esponenti delle forze dell’ordine. La notizia che i siti siano poi stati presi in possesso dalle forze dell’ordine in nottata (quando non c’era più nessuno ad opporsi e verificare) sembrerebbe falsa, alcune persone hanno verificato il giorno successivo che i siti erano ancora sgombri.


La questione NoTAV non è una questione di sinistra o destra: l’opposizione è trasversale, ed ogni persona di buon senso che sia informata sul problema non ha


difficoltà a capire le nostre ragioni. Il problema è che la voce dei NoTav viene puntualmente soffocata dai media, per la grande quantità dei finanziamenti europei in gioco.


Personalmente penso che anche i più accesi interessati questo lo sappiano benissimo, e dell’opera non gli importi proprio nulla. L’unica loro preoccupazione è farsi rigirare nelle loro casse i soldoni europei.


Non chiedo a chi legge questo messaggio di crederci ciecamente, ovviamente può essere inteso come propaganda di parte, ma di informarsi anche da altre fonti indipendenti. Purtroppo il quotidiano
La Stampa
ed il telegiornale regionale di RaiTre sono le fonti di informazione che si sono rivelati più corrotti e di parte, non solo nei commenti alle notizie ma anche nel continuo riportare notizie false.


Qualche anno fa è venuta una troupe di Report diversi giorni in valle a fare un servizio sul problema. Risultato: il servizio non è mai andato in onda ed il giornalista è stato quasi licenziato.


Il mio intento non è solo di convincervi sulle nostre ragioni, ma prevalentemente di informarvi. Se credete che le informazioni di questo messaggio siano false, vi invito a verificarle. Penso che poi la convinzione venga da sola".




lunedì 5 dicembre 2005

Pericoloso delirio



http://www.satira.biz/satira/vignette/vignette2.htm#




Il ridicolo faccione dell’ometto, ospite ormai pro-tempore di Palazzo Chigi, spicca nei manifesti 6x3 rassicurando gli italiani che “stiamo mantenendo gli impegni” per poi minacciare : ...”e andiamo avanti!”. Ormai l’unico contrasto da opporre a questo principe della satira super partes, nel senso di inavvicinabile anche dai migliori artisti del settore, è quello di riderci sopra, sperando che proprio da un’omerica risata vengano sepolti lui e i suoi megafoni. Ancora una volta in rete ho trovato questi versi, purtroppo anch’essi di autore ignoto. Consoliamoci.




Qui comincia la lettura
della splendida avventura
di quel Silvio Berlusconi
che, ricchissimo, a milioni,
ha promesso agli italiani
un magnifico domani,
quando a tutti disse un dì:
"Fo tutt'io, ghe pensi mi!".
Arrivò a menar la danza
dopo lunga militanza.
Fu bravissimo studente,
latin lover molto ardente,

come figlio fu ideale,
fu un marito eccezionale,
con due mogli, due famiglie,
con due figli e con tre figlie.
Fu cantante per diletto,
venditore del Folletto,
piduista, muratore,
artigiano e costruttore.
Fu operaio, contadino,
architetto del giardino,
del lavoro cavaliere,
re del video, paroliere.
Fu imputato, allenatore,
grande comunicatore,
dei potenti vero amico,
della terra l'ombelico.
E alla fin, con grande acuto,
molto in alto si è seduto.
Firmò subito un 'contratto'
agli ingenui molto adatto:
"Sono cinque gli obiettivi:
delinquenti inoffensivi,
ponti, strade, costruzioni,
incrementi alle pensioni,
per il fisco meno tasse,
più lavoro per le masse.
Ne realizzo solo tre?
Me ne vo, credete a me!".
Dopo un anno dal 'contratto'
ha gridato: "Tutto fatto!",
ma, statista dilettante,
le ha sbagliate tutte quante

e, fra un viaggio e due processi
fatto ha solo i suoi interessi.
Come andò saper potrai
se con calma leggerai.



 


sabato 3 dicembre 2005

Punti di vista


Venerdì 2 dicembre sciopero generale di otto ore dei metalmeccanici per pretendere (a questo punto) il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da oltre un anno e manifestazione nazionale a Roma. Come inevitabilmente accade in questi casi solito contrasto di numeri con l’ormai famosa Questura della capitale. Guerra di cifre, viene sempre definita negli sbrigativi commenti, come se pure delle cose astratte fossero sempre in guerra in questo mondo capovolto. Ho trovato sul web questo raccontino, anonimo e lo aggiungo qui. Per sorriderci sopra. Sulle puntuali (e talvolta ridicole) discordanze, non certo sulle sacrosante rivendicazioni dei lavoratori metalmeccanici.





Il gran balletto delle cifre della questura nella storia.


- Un giovedì sera dell'anno 33 d.c. Gesù e gli Apostoli si ritrovano per l'ultima cena.
Seduti attorno alla tavola ci sono 13 persone secondo gli organizzatori, mentre secondo la questura di Roma i commensali non sono più di 5.


- Il 5 maggio 1860 Garibaldi salpa da Quarto a capo di un corpo di volontari. I partecipanti sono 1000 secondo gli organizzatori, mentre per la questura di Roma sono solo 300.
- Una mattina di fine '800 alcuni trentini entrano a Trento trotterellando. Secondo gli organizzatori i suddetti trentini sono 33, secondo la questura di Roma invece sono solamente 13.
- Fra il 18 e il 22 marzo 1848 aspri combattimenti contro l'invasore austriaco hanno luogo per le strade del capoluogo lombardo. Secondo gli organizzatori le giornate di Milano sono 5, la questura di Roma stima invece che le scaramucce non siano durate più di un paio d'ore.
- Una sera di marzo del 1929 alcuni gatti si mettono in fila per sei col resto di due. Secondo gli organizzatori i gatti sono 44, la questura di Roma stima invece in non più di 16 il numero dei felini.
- Tanti e tanti anni fa Alì Babà entra in conflitto con un gruppo di ladroni. Il numero dei ladroni è di 40 secondo gli organizzatori, ma di soli 9 secondo la questura di Roma.
- Durante l'Esodo, il profeta Mosè riceve le tavole della legge. Secondo l'Organizzatore i comandamenti intagliati nella pietra sono 10, mentre per la questura di Roma i precetti non sono più di due.
- Tra le due guerre mondiali una coppia di prolifici dalmata mette al mondo una grande cucciolata. Secondo gli organizzatori la carica dei cuccioli è composta da 101 unità, mentre per la questura di Roma non sono più di 58.


- Nell'ottobre del 1492 il navigatore Colombo veleggia verso le coste dell'America a bordo di un naviglio. Secondo gli organizzatori si tratta di 3 caravelle, ma per la questura di Roma la barca è una sola e per di più guidata da uno scafista.


- All'apice dell'età degli eroi Ercole affronta una serie di epiche fatiche. Per gli organizzatori della performance le fatiche sono 12, mentre per la questura di Roma l'eroe non si è mai mosso dal letto perché non c'aveva voglia di fare un *Censured*.

mercoledì 30 novembre 2005

La paura in casa


Sostiene Pizzi (Antonio Pizzi, procuratore della Repubblica a Monza su “
La Stampa
del 27 novembre) che: “Ormai siamo in presenza di quella che definisco la ‘Società parallela’. Sono immigrati clandestini, gente sconosciuta, senza nome e senza volto. Una ‘Società parallela’ che ricorre alla violenza per sfregio, per una sorta di rivincita nei confronti della nostra società”. Colpevole di “non riconoscere i diritti e di non consentire di realizzare progetti di vita”. Risultato, “i sistemi sociali non reggono”.


Sostiene Lutring (Luciano Lutring, rapinatore imprendibile degli anni ’60, definito “il solista del mitra”) che ai suoi tempi “nella Milano delle Topolino, non esistevano queste cose. Ma allora la ‘mala’ aveva una sua morale, un suo codice, era controllata dall’interno. Ora c’è troppa droga e troppi clandestini. Vedono che quelle rapine avvengono, pensano siano facili e vanno”.


Sostiene Ruotolo (Sandro Ruotolo, giornalista di spicco del Tg3, punta di diamante nella squadra di Santoro, sandroruotolo.splinder.com è il suo blog) che: “Questo della sicurezza e' un tema che non deve essere sottovalutato. Berlusconi ha vinto le elezioni sulla paura dei cittadini, mentre una certa sinistra ha snobbato la questione. Ma è proprio sulla legalità che, invece, si misura la capacità di governo delle forze attualmente all'opposizione.  A leggere i dati sulle rapine nelle ville emerge che nei primi sei mesi del 2005 sono state 166 contro le 317 dell'intero 2004 e le 257 del 2003. (erano state aggiungo – sempre riprendendo da “
La Stampa
” - 274 nel 2002. 282 nel 2001 e 323 nel 2000). “Rispondere all'esigenza di sicurezza da parte dei cittadini non è né di destra né di sinistra. Sbagliano coloro che ‘giustificano’... “Nel mezzogiorno d'Italia” gli è capitato di trovare “in certi intellettuali, in certi esponenti politici una sorta di miopia: ‘bisogna individuare nel malessere sociale la devianza’. E che c'entra? Se uno viola la legge va perseguito. Punto e basta. Poi e' la politica che deve dare risposte sociali al declino di intere aree del nostro Paese. Ci sono migliaia e migliaia di disoccupati, di lavoratori che vivono al di sotto della soglia di povertà e non per questo rubano e commettono reati”.


Sostiene Ferrero (Ernesto Ferrero, saggista e romanziere torinese, sempre sul quotidiano di domenica scorsa) che “Le aggressioni che ci spaventano e di cui soffriamo sono forse speculari al vuoto delle nostre società, alla caduta dei valori, all’assenza di progetti, alla nostra atonia morale, al nostro rimuovere tutto ciò che è dolore, sofferenza, fatica, paura, perché non è trendy, non è moderno, non è rock. Perché non sappiamo più fare i conti con noi stessi fino in fondo.


I modelli che attraverso la volgarità televisiva offriamo ai nostri figli, prima ancora che ai nuovi barbari (il successo che non costa niente, i soldi facili, il lusso virtuale degli spot pubblicitari, ecc.) contengono nel loro Dna il suggerimento a provare con le scorciatoie della violenza e della frode, che sono una tentazione sempre più diffusa anche per chi barbaro crede di non essere. il «provarci» paga quasi sempre e in ogni caso se va male costa pochissimo. I delitti grandi, piccoli e minimi che tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi e che rimangono per lo più senza castigo, per via di una sciagurata cultura del lassismo e del perdonismo )quella «pornografia del perdono» di cui parlava Giuseppe Pontiggia), generano un’insicurezza diffusa che è anche peggio della paura da aggressione. Perché nasce dal dubbio angosciante che non esistano più regole del gioco condivise, che vincono sempre i più forti e i più scaltri, l’eterna Italia dei furbi e dei disonesti, come diceva Bobbio. Il vero nemico ce l’abbiamo in casa, e siamo noi.”.


Io sto con l’ordine e la legalità, con il rispetto delle regole per tutti, senza indulgere in ipocrisie, in giustificazionismi. Sto con Ruotolo, che di inchieste sulla criminalità organizzata ne ha compiute, quando scrive ciò che ho evidenziato, non nascondendo il dubbio, peraltro risolto dallo stesso giornalista, che se al Sud non si registra un’attività florida di bande nomadi dedite all’assalto delle ville, ciò è dovuto alla presenza indubbiamente più capillare (purtroppo) della mafia che, così, diventa automaticamente l’Antistato per il controllo del territorio, in grado dunque di garantire i parametri minimi di sicurezza. La deriva è così completa.


Destra o sinistra che sia chi governerà il Paese è con il gravoso problema della sicurezza e della legalità che dovrà confrontarsi. Senza sconti per nessuno.


 

domenica 27 novembre 2005

Donne


http://www.filosofico.net/venerebotticelli.jpg


BIELLA - Undici anni fa l'aveva violentata; oggi l'ha uccisa. Debora Rizzato, la venticinquenne trovata morta nel parcheggio della fabbrica dove lavorava a Trivero (Biella), è stata uccisa dallo stesso aguzzino che l'aveva violentata nel '94, quando aveva appena 14 anni. Un incubo durato undici anni, tra minacce e terrore, concluso stamani con una coltellata. L'assassino è fuggito sull'auto della sua vittima: istituiti posti di blocco, diffusa ai commissariati e alle stazioni dei carabinieri la foto del maniaco. Si chiama Emiliano Santangelo; ha 32 anni ed abita a Carema, un comune di 750 anime a Nord della provincia di Torino. Nel '94 era finito in prigione ma, dopo tre anni, era stato scarcerato e, con la libertà, aveva ricominciato a perseguitare la sua vittima. La minacciava di morte: voleva che ritirasse le denunce. (22 novembre 2005)


BOLOGNA - Carabinieri e magistratura hanno lanciato un appello per cercare testimoni che possano aiutare ad individuare l'uomo che mercoledì sera, nella periferia di Bologna, ha aggredito e violentato una donna di 30 anni in un giardino condominiale. Il responsabile sarebbe uno straniero, dai tratti somatici forse di origine pakistana o bengalese, anch'egli sui 30 anni. La telecamera di un vicino distributore di benzina ha ripreso l'indifferenza degli automobilisti che hanno visto l'uomo costringere la sua vittima attraversare la strada. Sul video si distinguono le due sagome: l'uomo trascina la ragazza cingendole la vita con un braccio mentre transitano due auto e due camper, ma nessuno si ferma. (25 novembre)


BOLOGNA - E' stato condannato a sette anni e due mesi di reclusione con rito abbreviato il diciassettenne marocchino che, insieme a un connazionale di 20 anni, il pomeriggio del 18 giugno stuprò una ragazzina di 15 anni che passeggiava con il suo fidanzatino nel parco di Villa Spada, a pochi passi dal centro storico di Bologna. La brutale aggressione avvenne in pieno giorno sotto la minaccia di un coltello puntato alla gola della vittima e col fidanzatino immobilizzato e costretto ad assistere senza poter far nulla. Eppure, come per la violenza avvenuta mercoledì sera alla periferia della città, nessuno si accorse di nulla. (26 novembre). Tutte le notizie sono state tratte da repubblica.it


Non so se faccia più schifo l’indifferenza oppure lo stupro, ma di tratta di segnali che fotografano sempre più nitidamente una società incancrenita e in dissolvenza. Coacervo di disattenzioni colpevolissime, vuoti legislativi sempre emergenti a posteriori e mai durante il dibattimento, come se l’attenzione dovesse esserci solo per norme “ad personam” e non per leggi che tutelino la persona e la sua dignità. Comincio, ormai, ad essere discretamente nauseato da tutto questo, infastidito dalle chiacchiere pornografiche, da quel ciarpame portato in video ad ogni ora, da discussioni ormai vuote di contenuto, compiacimenti ad effetto con le donne, poi, ridotte a “quote rosa”, in proporzione di 1 a 4 magari. Private, oltre che della libertà di poter girare come, dove e con chi vogliono, anche della loro autodeterminazione con l’assalto insistito alla legge 194. Soggetti deboli in un contesto maschilista, paternalistico, violento nelle forme, nei contenuti e nell’esasperante proposta di corpi ostentati sui calendari.


Trovo sul web un palliativo a tutto ciò, una personale dedica al mondo femminile che il Talmud ebraico racchiude e che lascio qui come parzialissima compensazione del danno.


“State molto attenti a far piangere una donna,
che poi Dio conta le sue lacrime!
La donna è uscita dalla costola dell’uomo,
non dai piedi perché dovesse essere pestata,
né dalla testa per essere superiore,
ma dal fianco per essere uguale....
un po’ più in basso del braccio per essere protetta
e dal lato del cuore per essere Amata”.
  



 

mercoledì 23 novembre 2005

Il dodecalogo


http://www.pddm.it/rivista/2005/n_06/giugno_02.gif


Quel mitico pseudo contratto con gli italiani ha riempito la vasta aneddotica sul barzellettiere d’Italia, ma c’è ben altro: le tavole della legge. Non è dato sapere se anche a lui siano state consegnate su un monte, ma conoscendo la personcina è più probabile che le abbia scritte di proprio pugno affidandole poi ai Bondi e Schifani di turno per la propaganda. La lettura è istruttiva e ve ne faccio volentieri regalo, non avevo l’animo di conservare tutto ciò solo per me.



Le dodici tavole - i punti cardine del nostro programma per cambiare l'Italia

E’ un programma ambizioso ma così deve essere se si vuole realizzare qualcosa di innovativo e positivo. Sono le “dodici tavole”, i punti cardine del programma che verranno trasformati in altrettanti disegni di legge presentati non appena esordirà il nuovo Parlamento. Ti proponiamo la sintesi dei punti principali:


Riforme istituzionali - elezione diretta del presidente della Repubblica che sia anche capo dell'esecutivo, istituzione di una camera delle autonomie che sostituisca il Senato; dimezzamento del numero dei parlamentari; revisione della Costituzione, anche nella prima parte.


Nuovi codici - rivisitazione e profonda riforma del codice civile, di quello penale, del codice di procedura civile e di quello di procedura penale.


Abrogazione delle leggi inutili e testi unici – drastica abolizione delle leggi superflue, inutili e inapplicabili. Formulazione di testi unici per singole materie.


Economia sociale di mercato - riforma economica basata sulla riduzione delle tasse per le imprese e per le famiglie, per ridare slancio l'economia, modernizzare e rendere più competitivo il Paese e insieme avere nuove risorse da destinare a chi è in difficoltà.


Riforma fiscale – drastica riduzione del numero delle leggi fiscali, fino ad arrivare ad un unico codice fiscale, per dare ai cittadini norme chiare e certe.


Sicurezza dei cittadini - prevenzione dei reati, controllo del territorio, forze dell’ordine ben equipaggiate e ben pagate, velocità dei processi ed effettività delle pene, per garantire la sicurezza e la difesa dei cittadini.


Politica dell’immigrazione – accoglienza civile e dignitosa per chi viene in Italia per lavorare e dura repressione del fenomeno dell’immigrazione clandestina.


Uffici pubblici efficienti - riorganizzazione dal profondo di tutti i comparti dello Stato, per portarli ad alti livelli di efficacia e di efficienza.


Grandi opere - realizzazione di un grande piano di infrastrutture e di opere pubbliche per migliorare le strade, le ferrovie, il sistema idrico e le infrastrutture di tutto il Paese.


Sistema formativo - cambiamento radicale del sistema formativo e dell'istruzione, per renderla adeguata alle esigenze del mondo contemporaneo sulla base delle tre “i”, inglese, Internet, impresa. Incremento dei fondi destinati alla ricerca.


Piano per il Sud - grande rilancio del turismo e delle infrastrutture per fare del mezzogiorno il giardino d'Europa.


Liberi e solidali – aumento del 25% delle pensioni minime e realizzazione di una serie di misure specifiche a favore di chi è rimasto indietro.


''Ci rendiamo conto, io per primo - ha concluso Berlusconi - di trovarci di fronte ad un compito titanico, ma l'Italia non può distaccarsi dall'Europa e scivolare lentamente su un piano inclinato verso i Paesi emergenti del Nord dell'Africa. Siamo coscienti di essere piccoli uomini, ma forse riusciremo con questi programmi, rivolgendoci agli elettori, a farci dare un grande consenso. Quello che prevede questo piano si deve fare e siamo l'unica coalizione in campo che ha una capacità per farlo''.


(23 dicembre 2000 dal sito di Forza Italia)


domenica 20 novembre 2005

Resti umani


http://www.icpress.it/immagini%5Cbambini%20iraq%20emergency.jpg


Ammissione di ignoranza. Osservo con la commessa, sabato mattina reparto formaggi e salumi, che mi sembra presto infiocchettare bancone e scaffali con addobbi natalizi. “In fondo è il 19 novembre e non dicembre!” – esclamo. “Ma come non lo sai che dopo ferragosto è già Natale?” replica lei stupefatta. No, non lo so.


Un collega, l’altro giorno, rilevava come l’8 dicembre sia la giornata in cui si acquistano i regali per i bambini, motivata dal fatto che stanno per entrare in tasca le tredicesime e il mese è appena iniziato, dunque lo stipendio non è stato intaccato molto. No, neppure questo sapevo, forse perché non ho figli.


Credo che siano all’oscuro di questa circostanza anche quei “bambini invisibili” ai quali l’Unicef ha dedicato la giornata odierna. Quei bambini, cioè, principali vittime dei disastri naturali oppure del disastro della mente umana che partorisce guerre. O bambini proprio inesistenti per le anagrafi (dei 130 milioni che nascono ogni anno, 50 milioni non vengono proprio registrati). Pensare che  basterebbero 40 milioni di dollari l’anno per diminuire la percentuale di piccoli senza acqua, cibo, istruzione e cure mediche: la venticinquesima parte cioè della cifra spaventosa e vergognosa che gli Stati spendono in armamenti. E, per quelli che, nonostante tutto, riescono a crescere...


246 milioni di minorenni lavorano in tutto il mondo. 73 milioni di loro hanno meno di dieci anni. 2,2 milioni vivono nei paesi sviluppati, 48 milioni nell’Africa subsahariana. In 22 mila muoiono ogni anno per incidenti legati al lavoro. 8,4 milioni sono prigionieri della schiavitù per saldare i debiti dei loro genitori. 1,2 milioni sono le piccole vittime destinate al lavoro nero o al mercato del sesso. 300 mila i bambini reclutati nelle guerre. 90 milioni soffrono di grave carenza di cibo. 2 milioni muoiono ogni giorno nel mondo, perché impossibilitati ad accedere alle vaccinazioni più comuni. 500 milioni non hanno servizi igienici di base. 1,8 milioni di bambini sono morti durante le guerre dal 1990 ad oggi: la metà di tutte le vittime. 20 mila sono i morti prodotti ogni anno dalle mine antiuomo. Un terzo sono bambini e allora sono anche mine antibambino, antisperanza. 120 milioni di bambini (soprattutto bambine, logico) non sono mai andati a scuola.


Nel Kashmir pakistano, recentemente colpito dal terremoto, altre emergenze si sono aggiunte a quelle già esistenti, come la presenza di “ladri di bambini” soprattutto se orfani, da collocare sul mercato come schiavi umani. Per essere ingaggiati nei paesi del Golfo dove vengono utilizzati come fantini superleggeri per le corse dei cammelli (il godimento dei ricchi sceicchi) e questi sono i più fortunati. Altri, invece, vanno ad alimentare il mercato del sesso, oppure quello altrettanto florido degli organi.


“Però le famiglie sono troppo povere o ignoranti per denunciarlo alla polizia”, conclude sorella Maia, madre superiora a Rawalpindi delle Missionarie della Carità, l’ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta. Secondo l’Unicef, dopo il terremoto la situazione si è ancor più aggravata e “circa 120 mila bambini si trovano tuttora nelle zone colpite dal sisma. Oltre 10 mila potrebbero morire di freddo e di fame sulle montagne nelle prossime settimane, perché rimasti soli o senza aiuto”. Peccato non possano arrivare all’8 dicembre per ricevere i regali.